Carissimi amici,

insieme agli auguri per questi giorni pasquali vorremmo esprimervi la nostra gratitudine per quanto avete fatto e state facendo per i ragazzi e per i giovani. I ragazzi e i giovani hanno pagato un conto salato per questa interminabile epidemia, ma da voi sono venute idee, proposte, iniziative che esprimono cura e amicizia più forti di ogni limitazione, nel rispetto delle indicazioni e dei protocolli.

Avete aiutato ....  (Continua cliccando su leggi tutto)

 

 

.... anche noi vescovi ad essere presenti e creativi.

Vi incoraggiamo. Vi siamo vicini. Vi vogliamo bene. Ditelo ai vostri giovani amici. Con alcuni di voi proseguiremo il confronto con le Istituzioni della Regione e dei territori per programmare, con calma e saggezza, la prossima estate. Vi chiediamo di fare uno sforzo straordinario, mettendo a disposizione risorse e spazi per le attività e per essere di aiuto alle famiglie.

In questi giorni ci stiamo impegnando a cogliere le parole nuove che affiorano dallo stare con la fede nel concreto di questo tempo. Ne abbiamo già sentite alcune. La prima è una congiunzione: “Eppure”. Parola che smarca dallo scontato e deludente ritornello: “ormai” i ragazzi non vengono più; “ormai” è perso anche questo anno scolastico; “ormai” sarà difficile riprendersi dalla crisi economica… Tutto vero. Ma c’è chi si lascia sorprendere e dice: “eppure” tante famiglie pregano insieme; “eppure” abbiamo imparato ad esprimere affetti ed amicizia attraverso la tecnologia; “eppure” tanti si sono messi a disposizione per il servizio…

Un’altra parola: “Sostare”. Si pensava alle molteplici attività, alle mobilitazioni, alle iniziative. Ed ecco la sterzata: il Signore ci sta chiedendo di andare alla radice della missione, al “sostare” di più davanti al roveto ardente o nel cenacolo per essere colmati dello Spirito e ricordare che siamo “opera sua”. “Sostare” per andare in profondità, tutt’altra cosa dell’intimismo.

Questa parola nuova può essere presa anche nella sua forma scomponibile: “So-stare”. La tentazione di tirare i remi in barca, l’amarezza, la mormorazione sono sempre in agguato. “So-stare” con le famiglie, “so-stare” con i ragazzi, “so-stare”, quando è consentito e possibile, con la sofferenza, “so-stare” nella mia parrocchia, nella mia comunità, senza vagheggiare chissà quali tempi e quali luoghi. Un’altra parola nuova – ma ve ne sono molte altre – è parola antica che è andata rivestendosi di nuove armoniche: kairòs, tempo opportuno, propizio, occasione. «Peggio di questa crisi – diceva papa Francesco nella scorsa Pentecoste – c’è solo il dramma di sprecarla». Vogliamo portare a tutti, in spirito di amicizia, il dono della speranza, non un semplice augurio o una pietosa bugia, ma una buona notizia, una risorsa che scaturisce da un evento che ci mobilita: la risurrezione di Gesù Cristo, certezza di vita oltre la morte, reale possibilità per ogni anelito di futuro e per ogni attesa del cuore.

Auguri!

+ Andrea Turazzi

Delegato per la Pastorale Giovanile regionale

unitamente al Cardinale Presidente e ai Vescovi dell’Emilia Romagna

Ultimo aggiornamento (Sabato 01 Maggio 2021 14:18)