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Aggiornato al 20 OTTOBRE 2018

Domenica 15 ottobre a Campogaliano, Giulio Calanca, ad un certo punto della funzione di insediamento di Don Giorgio, dà voce ad alcuni pensieri che sono vivi nelle menti di tutti, in questi momenti:

Carissimo Don Giorgio,

ora è ufficiale, non sei più il nostro parroco, non sei più la nostra guida, non abiti più tra noi.

Abbiamo trascorso insieme 19 anni, un tempo che detto così sembra davvero vastissimo, anche se poi alla fine, guardandosi alle spalle, è quasi volato.

Per le nostre comunità di San Felice, San Biagio e Rivara è parso davvero strano e improvviso l’annuncio del tuo trasferimento, così come i tempi ristretti che ci sono stati lasciati per il distacco, il dover pensare a dei momenti di saluto, come farli e dove; cosa dire, con che gesti lasciarci. Non che negli anni non abbiamo avuto l’occasione di salutare altre persone a noi care come i tanti cappellani e le tante suore che si sono avvicendati al nostro servizio, e di trovarci quindi in situazioni simili nel trattenere le emozioni. Ma, come mi hanno fatto notare quelli di San Felice, è da tempi immemori che eravamo abituati a salutare il parroco, scusami se lo diciamo… direttamente al cimitero! …Forse allora è davvero meglio salutarci qui!  ..................... segue...............

 

Ultimo aggiornamento (Sabato 27 Ottobre 2018 14:33)

 

Nel momento in cui mi si chiede di scrivere due righe di saluto alla comunità prima del mio trasferimento a Campogalliano, mi accorgo di faticare a trovare le parole adatte, possibilmente non di circostanza. Stranamente, penso, perché qui ho trascorso 19 anni, e cose da dire e ricordi ce ne sarebbero molti. Tante cose, tante situazioni, tante  persone hanno riempito la mia vita di prete e l’hanno resa bella. Di certo, devo tanto a questa comunità che mi ha fatto crescere e se c’è un rimpianto, è per tutte le volte che avrei dovuto fare meglio.
Le vicende del terremoto poi, se da un lato hanno indubbiamente  appesantito e complicato il mio ministero, dall’altra parte hanno  rappresentato un’occasione di riflessione profonda su tante cose. Esattamente come il cambiamento di Parrocchia che mi attende: dovrò accoglierlo come un’opportunità per rivisitare e dare nuova linfa alle motivazioni che mi sostengono. Lo scorrere degli anni rende più difficile, in genere, coltivare slanci e nuove prospettive: io, di certo, non sfuggo a questa limitazione. Pertanto, mi accingo a questo  trasferimento confidando nella comprensione e nella pazienza dei nuovi parrocchiani, mentre reputo, per la comunità di San Felice, un dono il nuovo parroco don Filippo, le cui qualità ho avuto modo di conoscere in anni passati.
Anche per le “nostre” comunità di San Felice, San Biagio e Rivara, quindi, una ventata di aria nuova.

don Giorgio

Ultimo aggiornamento (Sabato 07 Ottobre 2017 13:17)

 

Con la papamobile tra Carpi e Mirandola

FOTO: IL FOTOGRAFO

Ultimo aggiornamento (Sabato 08 Aprile 2017 00:34)

 

Quanta Amarezza !

 

Venerdì 10 febbraio, come di consueto verso le 7,30, mi fermo al Centro don Bosco per dar da mangiare a Simba, il gatto dell’Oratorio, prima di recarmi al lavoro.

Ma appena scendo dall’auto mi accorgo che c’è qualcosa di diverso: sulla scala laterale a sinistra ci sono due lunghi travetti in metallo, mentre dall’altra parte, sulla fioriera di destra, c’è addirittura un lungo paio di cesoie.

Il primo pensiero è che sia successo qualcosa la sera prima, magari qualcosa è stato rotto:“Questi ragazzi, penso, sono stati un po’ troppo irruenti ! “

Ma poi mi accorgo che le lampade che normalmente sono attaccate al muro prima dell’ingresso, sono state divelte e penzolano malinconicamente : “Questa volta hanno decisamente esagerato !“

Giro la chiave della porta vetrata e Simba, come impaurito, schizza fuori e si ferma sulla scala miagolando : “Che c’è Simba? Anche tu stamattina sei strano”.

Entro nell’atrio e mi guardo attorno incredula: “Ma cosa è successo?”