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SI CERCANO SOPRATUTTO PERSONE PER AIUTARE LO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA' LEGATE AL POST-SCUOLA E DOPO-SCUOLA

Ultimo aggiornamento (Domenica 05 Novembre 2017 19:10)

 

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Ultimo aggiornamento (Lunedì 06 Novembre 2017 19:00)

 

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Ultimo aggiornamento (Lunedì 06 Novembre 2017 16:36)

 

BENVENUTO DON FILIPPO....

Cari fratelli e sorelle di San Felice, Rivara e San Biagio, vi rivolgo un primo saluto in attesa di poterci incontrare personalmente.
Prendo le mosse dalla metafora del pellegrinaggio che il vescovo
Erio ci ha consegnato parlando a proposito della parrocchia: “Se la parrocchia è pellegrina, cammina tra le case, viaggia come famiglia
di famiglie”, dice il vescovo Erio, parafrasando le parole di papa
Francesco, eccomi fra voi come compagno di viaggio, desideroso di
fare insieme un bel tratto di questo cammino.
Vengo con umiltà per essere a vostro servizio, cosciente dei miei
limiti ma consapevole che, nel nostro viaggio, Gesù è la guida, il Padre è la meta e lo Spirito Santo è l’amore che ci unisce a Cristo
rendendoci in figli di Dio e fratelli gli uni degli altri.
Con me porto spiritualmente anche tanti altri compagni di viaggio: numerosi fratelli e sorelle che il Signore mi ha donato nei sei anni
trascorsi da parroco nella bella montagna di Montefiorino; i parrocchiani di Formigine incontrati nei quattro anni di servizio come
vice-parroco; gli amici della parrocchia di S. Pio X (dove ha operato don Giorgio prima di venire a San Felice) che ho conosciuto durante la mia esperienza di seminarista; la grande famiglia di Nonantola
nella quale ho avuto tante guide preziose fra cui don Lino e lo stesso
don Giorgio.
Anche voi, amici dell’Unità pastorale di San Felice, avete tessuto
preziosissimi legami fraterni e portate nel cuore persone care e, fra queste, c’è sicuramente don Giorgio: un dono del Signore, una
grazia, una guida per ben 19 anni. Con lui avete attraversato anche
la valle oscura del terremoto e i faticosi sentieri della ricostruzione.
Lo si deve anche a lui se siete una comunità bella, viva, generosa e
attiva, come in tanti mi dicono.
L’ottica del pellegrinaggio ci aiuta a vivere con fiducia anche questa tappa dell’avvicendamento del parroco. Se è il Signore che ci guida attraverso il ministero del vescovo e dei suoi collaboratori, allora seguiamolo
con coraggio anche quando ci
chiede un passaggio impegnativo! Rinnoviamo il nostro amore e la nostra obbedienza a Dio: ci accorgeremo che Egli non vuole tagliare i nostri legami di amicizia, ma semmai desidera allargare e unire le nostre
famiglie perché tutti diventiamo un
cuore solo, un’anima sola.
Carissimi, purtroppo non conosco ancora la vostra, anzi, la nostra realtà
per cui, gettando solo un rapido sguardo sul percorso dei prossimi mesi, ritengo prioritario innanzitutto da parte mia l’atteggiamento dell’ascolto.
Nel contempo desidererei proseguire assieme a don Marek, ai diaconi Anselmo, Paolo e Stefano, al seminarista e futuro diacono Davide,
alle catechiste, agli educatori, ai tanti collaboratori, e a tutte le famiglie, il cammino che avete intrapreso con don Giorgio. Una certa
continuità è infatti garanzia della comunione di amore che unisce la
Chiesa a testimonianza dell’agire che scaturisce dall’unico Spirito.
Dandoci appuntamento per le prossime tappe del cammino vi suggerisco già da ora di ricordarci a vicenda nelle preghiere.
Per intercessione di Maria santissima, di San Felice e di San Biagio, il Signore vi doni la sua grazia e la sua benedizione.

Ultimo aggiornamento (Martedì 10 Ottobre 2017 12:37)

 

Domenica 15 ottobre a Campogaliano, Giulio Calanca, ad un certo punto della funzione di insediamento di Don Giorgio, dà voce ad alcuni pensieri che sono vivi nelle menti di tutti, in questi momenti:

Carissimo Don Giorgio,

ora è ufficiale, non sei più il nostro parroco, non sei più la nostra guida, non abiti più tra noi.

Abbiamo trascorso insieme 19 anni, un tempo che detto così sembra davvero vastissimo, anche se poi alla fine, guardandosi alle spalle, è quasi volato.

Per le nostre comunità di San Felice, San Biagio e Rivara è parso davvero strano e improvviso l’annuncio del tuo trasferimento, così come i tempi ristretti che ci sono stati lasciati per il distacco, il dover pensare a dei momenti di saluto, come farli e dove; cosa dire, con che gesti lasciarci. Non che negli anni non abbiamo avuto l’occasione di salutare altre persone a noi care come i tanti cappellani e le tante suore che si sono avvicendati al nostro servizio, e di trovarci quindi in situazioni simili nel trattenere le emozioni. Ma, come mi hanno fatto notare quelli di San Felice, è da tempi immemori che eravamo abituati a salutare il parroco, scusami se lo diciamo… direttamente al cimitero! …Forse allora è davvero meglio salutarci qui!  ..................... segue...............

Ultimo aggiornamento (Domenica 22 Ottobre 2017 23:38)

 

Nel momento in cui mi si chiede di scrivere due righe di saluto alla comunità prima del mio trasferimento a Campogalliano, mi accorgo di faticare a trovare le parole adatte, possibilmente non di circostanza. Stranamente, penso, perché qui ho trascorso 19 anni, e cose da dire e ricordi ce ne sarebbero molti. Tante cose, tante situazioni, tante  persone hanno riempito la mia vita di prete e l’hanno resa bella. Di certo, devo tanto a questa comunità che mi ha fatto crescere e se c’è un rimpianto, è per tutte le volte che avrei dovuto fare meglio.
Le vicende del terremoto poi, se da un lato hanno indubbiamente  appesantito e complicato il mio ministero, dall’altra parte hanno  rappresentato un’occasione di riflessione profonda su tante cose. Esattamente come il cambiamento di Parrocchia che mi attende: dovrò accoglierlo come un’opportunità per rivisitare e dare nuova linfa alle motivazioni che mi sostengono. Lo scorrere degli anni rende più difficile, in genere, coltivare slanci e nuove prospettive: io, di certo, non sfuggo a questa limitazione. Pertanto, mi accingo a questo  trasferimento confidando nella comprensione e nella pazienza dei nuovi parrocchiani, mentre reputo, per la comunità di San Felice, un dono il nuovo parroco don Filippo, le cui qualità ho avuto modo di conoscere in anni passati.
Anche per le “nostre” comunità di San Felice, San Biagio e Rivara, quindi, una ventata di aria nuova.

don Giorgio

Ultimo aggiornamento (Sabato 07 Ottobre 2017 13:17)

 

Con la papamobile tra Carpi e Mirandola

FOTO: IL FOTOGRAFO

Ultimo aggiornamento (Sabato 08 Aprile 2017 00:34)

 

Quanta Amarezza !

 

Venerdì 10 febbraio, come di consueto verso le 7,30, mi fermo al Centro don Bosco per dar da mangiare a Simba, il gatto dell’Oratorio, prima di recarmi al lavoro.

Ma appena scendo dall’auto mi accorgo che c’è qualcosa di diverso: sulla scala laterale a sinistra ci sono due lunghi travetti in metallo, mentre dall’altra parte, sulla fioriera di destra, c’è addirittura un lungo paio di cesoie.

Il primo pensiero è che sia successo qualcosa la sera prima, magari qualcosa è stato rotto:“Questi ragazzi, penso, sono stati un po’ troppo irruenti ! “

Ma poi mi accorgo che le lampade che normalmente sono attaccate al muro prima dell’ingresso, sono state divelte e penzolano malinconicamente : “Questa volta hanno decisamente esagerato !“

Giro la chiave della porta vetrata e Simba, come impaurito, schizza fuori e si ferma sulla scala miagolando : “Che c’è Simba? Anche tu stamattina sei strano”.

Entro nell’atrio e mi guardo attorno incredula: “Ma cosa è successo?”