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Aggiornato al 13 GENNAIO 2019

Il campeggio invernale è ormai archiviato.

Neve, ghiaccio, giochi... ma non solo! Il campeggio della nostra Parrocchia è sempre un'ottima occasione per fare anche alcune riflessioni sugli aspetti della vita comunitaria, delle necessità di convivenza, di rispetto e altruismo verso tutti.

Di seguito trovate i brani utilizzati per le riflessioni proposte dal nostro Don Francesco a mattina e sera.

 

 

Lunedì 28 Dicembre

Momento di riflessione (al Mattino)

Diversità

Vivere la diversità,

è una brutta realtà.

Sono avvicinata con timore,

mi si parla con esitazione,

a volte traspare compassione,

questo nel mio animo diventa dolore.

Sono diversa,è vero…, solo esteriormente,

non dentro, non veramente.

Nel mio cuore si cela il dolore

di giorni senza colore;

niente blu bello e fantasioso,

niente rosso allegro e festoso

a colorare i miei mille pensieri

resta la speranza di ieri.

Speranza nei sentimenti

che possano donarmi veri momenti

di gioia e felicità

accettando la mia diversità.

 

Ambra: tra globalizzazione e universalismo (M. Mezzini, C. Rossi, Gli specchi rubati. Percorsi multiculturali nella scuola elementare)

In un paese né grande né piccolo, da qualche parte in Italia, vive una bambina che si chiama Ambra, nome derivato dalla parola anbar che in arabo significa "preziosa".

Al mattino Ambra si alza presto e fa colazione con i corn-flakes, prodotti a base di cereali e di mais, originario del Messico. Poi si veste indossando una felpa di cotone, pianta originaria dell'India, introdotta in Europa dagli arabi alla metà del IX secolo. L'etichetta della felpa dichiara: "made in Taiwan".

Ambra va a scuola e risolve problemi utilizzando numeri indiani, portati in Europa dagli arabi. Durante la ricreazione mangia una banana cresciuta ai tropici e fa una partita a scacchi, gioco di antichissima origine, probabilmente indiana. Racconta poi alla sua amica Sara - che porta il nome di origine ebraica, della santa protettrice degli zingari - come ha trascorso la domenica. Utilizza parole quali computer, videogame, film, judo, chimono, rispettivamente prese a prestito dall'inglese e dal giapponese.

Alla mensa scolastica mangia spaghetti al pomodoro, e forse non sa che la pasta è stata inventata dai cinesi e che il pomodoro, sconosciuto in Europa fino al '500, fu importato dalle Americhe.

Nel pomeriggio l'insegnante d'inglese parla di Halloween, la festa più amata dai bambini americani e Ambra si ricorda di aver sentito raccontare qualcosa di molto simile dalla sua nonna, originaria della Calabria.

Tornata a casa si concede un po' di tempo davanti alla TV. Mentre guarda i suoi cartoni animati giapponesi e un documentario sui Masai sgranocchia una barretta di cioccolato, ottenuta dalla lavorazione del cacao, coltivato esclusivamente nelle zone tropicali.

Per sfuggire la presenza di sua sorella che si sta impasticciando i capelli con l'henné, polvere naturale colorante usata tradizionalmente dalle donne del Medio Oriente e del Maghreb, Ambra si rifugia nell'angolo preferito della sua stanza, su un tappeto pakistano, probabilmente fabbricato da un suo coetaneo.

Fantastica di praterie, cavalli e "tepee", indiani, masticando una caramella balsamica all'eucalipto, pianta originaria australiana.

Nel frattempo anche papà è tornato. A tavola Ambra ascolta confusa un suo commento alle notizie del telegiornale: «Tutti questi stranieri minacciano la nostra tradizione e non hanno proprio niente da insegnarci».

 

Momento serale

I palloncini neri (Anthony De Mello)

Un bambino dalla pelle scura stava a guardare il venditore di palloncini alla fiera del villaggio. L'uomo era evidentemente un ottimo venditore, poiché lasciò andare un palloncino rosso, che sali alto nel cielo, attirando così una folla di aspiranti piccoli clienti. Slegò poi un palloncino blu, e subito dopo uno giallo e un altro bianco, che volarono sempre più in alto finché scomparvero. Il negretto continuava a fissare il palloncino nero e finalmente domandò: «Signore, se tu mandessi in aria quello nero, volerebbe in alto come gli altri?».

Il venditore rivolse al bimbo un sorriso affettuoso, poi strappò il filo che teneva legato il palloncino e, mentre saliva in alto, spiegò: «Non è il colore che conta. È quello che c'è dentro che lo fa salire».

Martedì 29 Dicembre

Momento di riflessione (al Mattino)

Il dromedario e il cammello (Gianni Rodari)

Una volta un dromedario,

incontrando un cammello,

gli disse: - Ti compiango,

carissimo fratello;

saresti un dromedario

magnifico anche tu

se solo non avessi quella brutta gobba in più.

 

Il cammello gli rispose:

- Mi hai rubato la parola.

E' una sfortuna per te

avere una gobba sola.

Ti manca poco ad essere

un cammello perfetto:

con te la natura

ha sbagliato per difetto.

 

La bizzarra querela

durò tutto una mattina.

In un canto ad ascoltare

stava un vecchio beduino

e tra sé, intanto, pensava:

"Poveretti tutti e due,

ognun trova belle

soltanto le gobbe sue.

Così spesso ragiona

al mondo tanta gente

che trova sbagliato

ciò che è solo differente!"

 

Tanti fiori in uno stesso campo: così è l'umanità (Libro di Lezard)

Ci sono tanti fiori in uno stesso campo; tanti uccelli in uno stesso bosco, tanti profumi che salgono dalla terra; tanti ronzii strani, mormorii confusi; voci rauche o sonore, tante forze, colori, linee.

E tuttavia questo si confonde, si armonizza e si completa nel tutto che si chiama "natura".

Accade lo stesso per l'umanità.

Ogni uomo deve essere quello che è, fedele a se stesso, forte nella sua opinione, nel suo pensiero, nella sua azione; ma deve ammettere attorno a se tutti gli uomini che non pensano come lui, che non agiscono come lui, che perseguono un altro scopo, e che adorano un altro Dio.

E la bontà sarà la forza che permetterà agli uomini di vivere in pace gli uni accanto agli altri, senza nuocersi, rispettosi e benevoli.

La bontà fresca e spontanea sarà la forza che al di sopra del dovere e della virtù austera condurrà gli uomini all'indulgenza reciproca, alla buona volontà, alla cortesia, all'obbedienza, alla giustizia.

E tu sarai indulgente verso gli altri, perché sarai severo verso te stesso.

E chiederai poco agli altri, perché esigerai molto da te stesso.

E sarai cortese, non per abitudine, freddamente, ma perché ti addolorerebbe non esserlo.

E sarai obbediente e giusto, non per timore o per dovere, ma perché qualcosa si sarà schiuso in te; qualcosa che trema, freme e si ribella davanti alla sofferenza e alla tristezza; qualcosa che canta ed esulta davanti alla gioia e alla felicità.

E sarà la bontà, niente altro che la bontà.

Una bontà fresca e ridente che diverrà la forza della tua vita.

 

Momento serale

 

A te che vieni da fuori (Un Vescovo africano)

Aiutaci ad apprezzare le nostre ricchezze

e non voler crederci poveri

solo perché non abbiamo quello che tu hai.

Aiutaci a scoprire le nostre catene e,

vedendo le tue,

non crederci schiavi.

Sii paziente con il nostro popolo,

e non crederci arretrati

perché non sappiamo scrivere la tua lingua.

Sii paziente con il nostro modo di camminare

e non crederci pigri

perché abbiamo un ritmo diverso dal tuo.

Accetta con pazienza i nostri simboli

e non crederci ignoranti

perché non sappiamo leggere le tue parole.

Resta con noi e canta la bellezza della vita

che con noi condividi.

Resta con noi ed accetta

che ti possiamo donare qualche cosa.

Accompagnaci nel cammino:

né davanti né dietro

cerca con noi di vivere e attendere Dio.

Mercoledì 30 Dicembre

 

Irripetibili (Kahlil Gibran, Le parole non dette)

Alcuni di noi sono come l'inchiostro,

altri come la carta.

E se non fosse

per il nero di quelli,

qualcuno tra noi sarebbe muto;

e se non fosse per il bianco di questi,

qualcuno tra noi sarebbe cieco.

Se ci fossero due uomini uguali,

il mondo

non sarebbe grande abbastanza

da contenerli.

 
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